Stanza del chiodo

La denominazione di questa stanza deriva dalla grande vetrata a forma di chiodo, opera di Duilio Cambellotti, con una raffinata decorazione a pampini e grappoli d'uva. Lo stesso tema è ripreso nei delicati stucchi monocromi che sottolineano l'imposta del soffitto e nel rosone al suo centro da cui, in origine, calava un lampadario in ferro battuto.

La stanza era usata dal principe Torlonia come studio, ma i mobili che la arredavano sono andati perduti.

Stanza del chiodo

Nell’attuale allestimento museale le pareti ospitano disegni e cartoni preparatori per vetrate, eseguiti da Duilio Cambellotti e correlati, come nel caso del bozzetto per la vetrata detta “Il chiodo”, alle vetrate presenti nel museo.

Alcuni dei bozzetti sono riferiti a vetrate eseguite per la Casina delle Civette e scomparse in epoca imprecisata, prima dell'acquisizione al pubblico della Villa.
Si tratta della serie di vetrate "L'alba, il giorno e la notte" e della vetrata "Ciliegie", di cui ci restano solo i bozzetti.

Altri bozzetti sono riferiti invece ad alcune delle vetrate più importanti realizzate da Cambellotti, quelle eseguite per il Ministero dell'Agricoltura.

Interessanti sono anche gli schizzi preparatori ed il bozzetto per la vetrata "Le gazze", ideata da Cambellotti e realizzata da Cesare Picchiarini per il principe Torlonia e motivo di una lunga controversia giudiziaria tra il maestro vetraio ed il potente committente, in relazione alla valutazione economica del lavoro eseguito.

Duilio Cambellotti, Chiodo con edera e uva

Duilio Cambellotti

1914
Duilio Cambellotti, Rose viola

Duilio Cambellotti

1920 post
Duilio Cambellotti, L??alba, il giorno e la notte

Duilio Cambellotti

1915-1916
Duilio Cambellotti, Peonie gialle e rondini

Duilio Cambellotti

1920 post
Duilio Cambellotti, Le gazze

Duilio Cambellotti

1917