Visita didattica per le scuole. Casino Nobile di Villa Torlonia - Approfondimenti: Il Museo racconta una famiglia: I Torlonia tra storia, collezionismo e mondanità
Visita didattica per le scuole.
Casino Nobile: Il Museo racconta una famiglia: I Torlonia tra storia, collezionismo e mondanità
Il cospicuo fondo Torlonia depositato presso l’Archivio centrale dello Stato a Roma, adeguatamente illustrato dall’ottimo inventario a stampa compilato da Anna Maria Giraldi1, rappresenta solo una piccola parte del grande archivio della famiglia; il resto è andato disperso tra gli eredi o ha subito la sorte di tanti altri archivi privati (e talora anche pubblici) che non sono usciti indenni dall’incuria degli uffici preposti alla conservazione o dalle calamità che hanno colpito il nostro paese. In particolare, le carte dei Torlonia giunte sino a noi, mentre documentano in modo esauriente relativamente al Novecento l’andamento di una fortuna patrimoniale fatta di palazzi, ville, tenute e proprietà, sull’Ottocento sono assai meno generose di informazioni, limitandosi a gettare luce sull’attività bancaria di Alessandro Torlonia e ad offrire brani sparsi di corrispondenza di qualche altro membro della famiglia: restano così nell’ombra le origini stesse dei Torlonia, il formarsi delle loro fortune, risalente come è noto al Settecento, lo sviluppo iniziale della loro vita di relazioni, l’impegno profuso nelle direzioni più varie per impadronirsi della scena romana e dominarla con il piglio tipico di coloro che una locuzione oggi di moda potrebbe definire imprenditori d’assalto. Non è da escludere che la relativa povertà di lavori storici sulla famiglia e sui suoi singoli membri sia da mettere in relazione con queste lacune della documentazione che tuttavia non hanno impedito altri tipi di approcci, quali quelli di storia dell’economia e, più ancora, di storia dell’arte.
A sottolineare ulteriormente il disinteresse degli studiosi di storia politica e sociale va inoltre detto che non mancano comunque altre fonti capaci di supplire alle carenze della documentazione, tra le quali spicca quella riguardante l’originario luogo di provenienza dei Torlonia. Direi che il manoscritto più in grado di soddisfare questo tipo di curiosità è costituito da un testo per il quale l’uso stesso del termine manoscritto risulterebbe un po’ improprio: si tratta infatti della trascrizione dattiloscritta di un volume intitolato Regesti dell’Archivio Torlonia finito nel cosiddetto Fondo Ceccarius e attualmente conservato presso la Biblioteca Vittorio Emanuele II di Roma2. Detto volume contiene alcune delle relazioni sullo stato di conservazione dei documenti dell’archivio compilate a metà anni Venti del Novecento da un archivista cui la famiglia aveva dato l’incarico di riordinare il suo prezioso patrimonio documentario già depauperato in parte dagli effetti del terremoto di Avezzano e probabilmente da altre vicende meno catastrofiche, quali, per esempio, quelle legate alle trasmissioni ereditarie: è appunto attraverso tali relazioni che possiamo essere sinteticamente informati ad esempio sulle “Notizie dell’epoca Napoleonica”, sulle “Relazioni con Pontefici, Sovrani, Ministri ecc.”, oppure sulle “Notizie dei lavori d’arte eseguiti nella villa Torlonia fuori Porta Pia, nella Cappella Gentilizia in s. g. l.”, o, infine, sui “Ricevimenti nel Palazzo in Borgo. Notizie sulle opere rappresentate nei Teatri” (naturalmente ci si riferisce qui ai teatri di famiglia).
Il lavoro dell’archivista, che per la cronaca si chiamava Gabrielli3, non si limitava però a quest’opera di prima sistemazione, ma approntava anche una serie di schede biografiche sui principali esponenti della famiglia. I dati e le notizie da lui raccolti, per quanto preziosi, non avevano però riferimenti documentari di nessun genere e, soprattutto, pur seguendo con una certa attenzione l’ascesa economica e sociale della famiglia, sfioravano appena le modalità di questa ascesa. Il nostro lavoro è dunque consistito essenzialmente nel tentare di ricostruire attraverso alcune biografie i passaggi più significativi del percorso che nel giro di un secolo portò i Torlonia ad accumulare la strabiliante fortuna di metà Ottocento, avendo di mira in particolare i loro interessi, rapporti e realizzazioni in campo artistico e sociale. La chiave su cui concentreremo la nostra attenzione è in parte quella dell’autorappresentazione: scelta non del tutto arbitraria, la nostra, visto che proprio la presenza del nome Torlonia su palazzi, ville, teatri, musei doveva dare la misura di quanto proficuo fosse stato il prodotto di altri edifici di loro proprietà, meno atti a dare nell’occhio e a saziare la fame di monumenti dei visitatori: i negozi, intendo dire, e poi le banche e le agenzie di cambio e le tenute in cui questi esponenti di un’aristocrazia senza grande passato ma con un presente abnorme avevano esercitato le loro lucrose professioni.
Informazioni
da gennaio a giugno 2012
Info e prenotazioni: 060608 tutti i giorni ore 9.00-21.00
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